CLINICA E TERAPIA

Il rapporto ufficiale sul superamento degli ospedali psichiatrici

Come avviene il "superamento" degli ospedali psichiatrici in Italia.Importante denuncia. Nella seduta del 29 Luglio 1998 della XII Commissione permanente Affari Sociali della Camera dei Deputati l’on. Nicola Carlesi (tra i fondatori di "Psichiatria e Territorio" ) ha presentato con forza la sua denuncia nella relazione sulle attività del "Comitato permanente per il monitoraggio del processo di chiusura degli ex ospedali psichiatrici" che presiede.

XIII LEGISLATURA - ALLEGATO B AI RESOCONTI - SEDUTA DEL 29 LUGLIO 1998
La XII Commissione, esaminata la relazione del Comitato permanente per il monitoraggio del processo di chiusura degli ex ospedali psichiatrici, predisposta sulla base delle audizioni dei rappresentanti delle regioni e delle missioni svolte nelle regioni Abruzzo, Piemonte e Puglia, dalle quali sono emersi sufficienti elementi che depongono per un ritardo del processo di completamento della chiusura e per un'inadeguata modalità di applicazione delle disposizioni delle leggi di recente approvate;
constatato che in molte realtà regionali si stanno operando " false chiusure " che di fatto cambiano solo il nome dell'ospedale psichiatrico ovvero " chiusure amministrative " che, pur trasferendo i pazienti al di fuori delle strutture dell'ex ospedale psichiatrico, non modificano nella sostanza i livelli di assistenza, determinando quindi una vera e propria mistificazione che, in nome del cambiamento, continua a perpetuare un approccio istituzionalista e custodialista del trattamento psichiatrico;
considerato che i processi comunque avviati a livello regionale o a livello di aziende sanitarie raramente seguono Io spirito e la sostanza delle disposizioni della legge e che le modalità attuative sonò spesso di tipo burocratico-amministrativo e non ispirate alla logica sottesa agli indirizzi legislativi, e che tutto questo avviene nella più completa mancanza di dati certi, di forme di controllo efficaci e soprattutto di verifica della qualità dei processi di chiusura e di dimissione;
ritenuto che uno dei problemi più gravi lungo il processo di definitivo superamento della realtà degli ex ospedali psichiatrici sia costituito dalle carenze generalizzate, soprattutto con riferimento alle dotazioni di personale e di risorse finanziarie e strumentali, dei servizi territoriali, attorno ai quali dovrebbe essere costruita la risposta ai problemi della salute mentale, e che al contrario talora non sono neanche coinvolti nel processo di dimissione dei pazienti;
considerato che andrebbero potenziati i Dipartimenti di salute mentale sul piano professionale, organizzativo e delle risorse, così come andrebbe valorizzato il ruolo del privato sociale in modo da creare un'integrazione con il pubblico al fine di procedere nella dismissione in coerenza con la cultura della deistituzionalizzazione e della crescita dei servizi a rete nel territorio;
considerato che non si procede nella messa a reddito delle aree ex manicomiali e che la spesa storica per degenti non si trasferisce nelle nuove strutture nelle quali questi sono collocati, con l'aggravante di scaricare il peso anche economico sugli enti locali che spesso non sono in grado di sostenerlo né di organizzare servizi adeguati;
considerato che le strutture private nel momento in cui si stanno preparando o si sono già attrezzate per l'istituzione sul territorio di strutture riabilitative avulse dal contesto o in assenza dei servizi territoriali pubblici in rete (ambulatori, day hospital, assistenza domiciliare, eccetera), finiscono sostanzialmente per perseverare la logica dell'isolamento manicomiale magari suddivisa e racchiusa in tante e disperse realtà periferiche;
considerato che le residenze sanitarie assistite (Rsa) che vengono istituite all'interno degli ex ospedali psichiatrici o dalle stesse strutture neuropsichiatriche private spesso costituiscono un vero e proprio scandalo in quanto vengono ubicate all'interno di vecchi reparti o subito a loro ridosso senza che vengano neanche modificate né la logica, né il sistema di tutela della salute né persino il personale. Peraltro non solo continuano ad ospitare vecchi malati del residuo manicomiale, ma in quanto riclassificate come RSA, ospitano anche nuovi malati, come gli anziani non autosufficienti o i disabili fisici e psichici, che magari non hanno mai conosciuto la realtà dell'ospedale psichiatrico consentendo in tal modo di superare anche il divieto assoluto di procedere a nuovi ricoveri;
impegna il Governo:
a coordinare un'attività di monitoraggio e controllo costante e permanente su tutte le regioni in relazione al processo di chiusura degli ospedali psichiatrici. Tale controllo dovrebbe prevedere anche l'utilizzazione di appropriati indicatori per valutare e verificare la qualità degli interventi e dell'impiego delle risorse, con particolare riferimento all'impiego delle quote della spesa sanitaria destinata ai malati psichiatrici;
a presentare tempestivamente al Parlamento la relazione trimestrale sul processo di chiusura degli ospedali psichiatrici prevista dalla legge n. 662/1997;
a elaborare il nuovo progetto obiettivo per la tutela della salute mentale 1998-2000 che tenga conto dei suddetti indirizzi;
ad attivare le procedure sostitutive previste dall'articolo 32, comma 5, della legge n. 449/1997 per quelle realtà che risultano inadempienti rispetto a quanto previsto dalle disposizioni della citata legge.
(7-00555) "Carlesi, Maura Cossutta, Lumia".


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A cura di Geko Sistemi