CLINICA E TERAPIA

Piacere e sofferenza

* Relazione introduttiva del simposio "Piacere e soffrenza", svoltosi nell’ambito del convegno "La perdita del controllo", Leopoli (Ucraina), 26-29 Marzo 2001

Che cosa ha pietrificato e congelato la libido di Severino Leopold? Perché deve essere risvegliato il morto vivo con la frusta? Leopold per risvegliarsi deve sentire le sue vecchie ferite. Henry Miller, il grande scrittore americano che costruisce l’apoteosi della sessualità ob-scena (fuori-scena), dice: "l’uomo che sono è nato da una ferita" (Tropico del Capricorno). Isidore Ducasse, il conte di Lautréamont, dirà anche:"sono nato da una ferita" (I canti di Maldoror). D.H.Lawrence, nel suo lavoro Pornografia e oscenità mostra la relatività del termine osceno. Il concetto di pornografia cambia nelle diverse culture. Rabelais è erotico, cioè poetico, o pornografico? Aretino, Boccaccio? Georges Bataille, nel suo libro su L’erotismo dedicato a Michel Leiris (grande poeta surrealista e antropologo), approfondisce il significato dell’erotismo nella cultura. Egli parla dell’erotismo nell’esperienza interiore, e della sua relazione con diverse ideologie e sistemi di credenza. Altri poeti francesi, come Baudelaire, Rimbaud, Gérard de Nerval, André Breton ed altri, fanno implicitamente riferimento all’erotizzazione dei sentimenti ed al suo carattere metaforico e poetico. L’erotismo fa parte di un rituale. Bataille stesso si riferisce al trionfo della morte e del dolore attraverso l’erotismo. In Leopold Sacher Masoch appare l’aspetto sacro e rituale dell’amore profano. Pierre Mabille, poeta, saggista e medico dei surrealisti, segnala che "l’amore trova nell’atto fisico il suo cerimoniale magico". Il mio amico e maestro nel campo dell’arte Aldo Pellegrini, medico e poeta argentino, fondatore del gruppo surrealista in Argentina, di cui io facevo parte, scrive un magnifico saggio intitolato L’erotico e il sacro (Buenos Aires,1967, Editorial Argonauta). Egli dice: "L’amore è ispirazione di un Eros poetico e carnale". Si tratta di un Eros alla ricerca di una Psiché affine, completando così l’idea di vita. Secondo Pellegrini "Eros emerge da un umido sotterraneo, da una madre terra feconda e fertile che nutre l’anima del bambino". Ricordiamo qui Giambattista Vico, il grande filosofo napoletano, quando parla del bambino già nato poeta. In ogni essere abita un poeta, dirà Hörderlin "…dichterisch wohnt der Mensch". Sempre nella Venere in pelliccia il nostro eroe Severino adulto e bambino vuole trasformarsi in un giocattolo di quella donna frivola di marmo. Avrà giocato Leopold da piccolo? Avrà avuto i suoi giocattoli o piuttosto sarà stato lui stesso trasformato in giocattolo, in essere reificato? Il rapporto erotizzato con la madre sarebbe un modo di risvegliare il suo eros-litico? Si tratta forse di un lutto complesso, una relazione e forse uno svezzamento traumatico? La carenza materna e l’erotizzazione del legame potrebbe fare parte della sua patologia e del suo attaccamento feticistico. Freud in Lutto e melanconia (1915) parla dell’ombra dell’oggetto assente che cade sull’Io. Questo corrisponde all’idea in cui separazione e morte diventano sinonimi per il soggetto privato della sua fonte di vita. Io, allievo di Melanie Klein, mi sono permesso di ricordare che la perdita, come la morte, è un’esperienza relazionale. Quando uno si separa da un oggetto ambivalente amato, cioè umanamente amato (amore e odio persistono sempre), quello che si oppone all’amore è l’indifferenza. Il soggetto si sente anche morire. Quello che rimane di vivo è il "morto vivo" che si perde con l’oggetto mancante (che viene reintroiettato). La doppia ombra che viene reintroiettata. Nei miti orfici è l’eroe o l’innamorato, accompagna l’oggetto amato oltre i limiti della vita. Nella psicopatologia del lutto, che è il caso di Severino-Leopold, c’è un sentimento profondo di morte, di vita congelata. Parte dei suoi sentimenti sono seppelliti nel corpo-tomba di marmo: la statua (un feticcio statuario). I riti sado-masochistici avranno come funzione "riparatoria" il risvegliare a colpi di frusta la coppia ombrosa madre-bambino pietrificata. Io aggiungo quindi all’idea di Freud dell’ombra dell’oggetto che cade sull’Io l’importanza del soggetto che vive le vicissitudini relazionali nell’Ade. Winnicott parla spesso della coppia madre-bambino e del fatto che uno non esiste senza l’altro. Allo stesso tempo, ci vuole uno spazio che separa la madre dal bambino, e viceversa, per creare le condizioni di una vera relazione. Non c’è dialogo possibile senza spazio intermedio o transizionale. Il recupero del lutto in Leopold, il significato delle sue vecchie ferite riattualizzato dalla frusta, è un modo di ritornare patologicamente alla vita ed alla relazione con la donna ideale mancante. La Klein segnala che un oggetto troppo idealizzato è corollario di una situazione persecutoria. La dualità Severino-Leopold e Venere-Wanda personifica uno stato di completezza di un vecchio mito e dramma personale dell’autore. Il personaggio Severino, quindi Leopold stesso, aspira come Ulisse a ritrovare la sua madre Itaca. La sua terra mancante, morta in parte e personificata nell’essere statuario, la Venere in quel giardino selvaggio, permette di rivivere un’esperienza nostalgica: Ulisse nell’Odissea parla spesso di Nostos, ritorno, e di algia. Leopold Sacher Masoch, nato nel 1836 a Lemberg, Lviv, in Galizia, era figlio di un capitano di polizia, incaricato precisamente delle prigioni. Perché non pensare che il piccolo Leopold provi ad uscire dal suo corpo-prigione con la frusta che rompe il gelo… E’ proprio Gilles Deleuze a sottolineare che il padre era direttore di prigioni. Non posso evitare di associare la persona di Leopold con quella del grande architetto e pittore italiano Giambattista Piranesi (1720- 1778) nato a Venezia, allievo del Tiepolo e ispirato al Veronese, e anche lui figlio di un direttore delle carceri. L’artista Piranesi, come un vero prestigiatore, trasforma il suo corpo-prigione in un corpo aperto tragicamente, eviscerato all’aria, nelle sue incisioni onirico-pittoriche intitolate Le Carceri (1745). Anche lui cerca di dare vita al suo corpo sofferente, ferito, intrappolato, imprigionato, forse murato cercando di portare vita o energia erotica al suo corpo-casa, abbandonata o distrutta. Leopold Sacher Masoch è di nobile origine. Suo padre, discendente da un nobile spagnolo, sposerà Charlotte von Masoch, giovane russa, anche lei nobile. Leopold nasce nove anni dopo il matrimonio dei suoi. Cagionevole di salute, si temeva che non potesse sopravvivere. Un ruolo determinante giocherà Rutena la sua nutrice, donna robusta e viva a cui si sentirà sempre legato. All’età di dodici anni, la famiglia parte per Praga. Leopold inizia ad imparare il tedesco. Da piccolo era un lettore entusiasta di romanzi, lo affascinavano le leggende dei martiri. Sognerà regolarmente di essere incatenato e posseduto da una donna eccitante che lo tortura. Quest’immagine si collega al suo attaccamento alla contessa Xenobia, una sua parente da parte di padre, di grande bellezza, che sempre indossa una pelliccia sontuosa. Da bambino ricorda che la contessa gli permetteva di aiutarla a vestirsi e ad indossare le pantofole di ermellino. Ricorda che baciandole i piedi la contessa gli sorrideva dandogli un calcio che gli procurava gran piacere. A dieci anni, nascosto tra i vestiti dell’attaccapanni della contessa è testimone di una scena eccitante e paurosa allo stesso tempo. La contessa era con il suo amante; ad un certo momento irrompono nella stanza il marito con alcuni amici. Scoppia uno scandalo, ma la contessa reagisce con un violento colpo inferto al marito, che cade insanguinato. Poi cerca una frusta con cui caccia gli altri uomini… Durante la scena l’attaccapanni cade ed il bambino è scoperto. La contessa lo frusta, il dolore era grande ma Leopold provava grande piacere, voleva essere il suo schiavo e implorare perdono, come il marito della contessa. Questa scena ha marcato, evidentemente, le fantasie masochistico-erotiche del piccolo Leopold. La contessa sarà l’eroina di Der Emissar. La pelliccia di ermellino sarà sempre oggetto feticistico per Leopold, entusiasta dei quadri di Rubens in cui appaiono figure nude impellicciate. A tredici anni riceve il battesimo di fuoco della rivoluzione, assiste alla difesa sulle barricate, accanto ad una giovane donna ("amazzone con la pistola alla cinta") che ama immediatamente. Leopold seguirà brillanti studi e svilupperà uno spiccato senso estetico, ama il teatro e con la sua famiglia ama rappresentare le opere di Goethe e Gogol. A sedici anni vive un lutto doloroso, muore improvvisamente la sorella preferita. Studia all’università di Praga e Graz, a diciannove anni è dottore in giurisprudenza. Poco tempo dopo sarà nominato professore di storia tedesca a Graz. Abbandonerà l’insegnamento per dedicarsi alla letteratura. Nel 1866 combatte in guerra in Italia, e viene decorato al merito nella battaglia di Solferino. Tra le sue diverse avventure c’è quella con una principessa russa con cui fugge a Firenze, provando gran piacere nel rivestire il ruolo del domestico di lei. E’ a ventisette anni che sposerà Wanda, Laura Rumelein, ragazza semplice, una guantaia che viveva modestamente con la madre. La giovane Laura possedeva talento ed intelligenza naturale. Non sembrava disposta a collaborare al ruolo che il marito le assegnava. Si sposeranno nel 1873, saranno delusi entrambi. Leopold capisce che la moglie non era imperiosa e sadica come nelle sua rêverie. Finalmente riesce a persuadere la moglie a frustarlo con una frusta di sua invenzione con i chiodi… Egli giustificava quest’atto come stimolo per la sua attività letteraria. Questo conferma la mia ipotesi di aprire vecchie ferite e lutti per rinascere alla vita e creare. Nella misura in cui le sue ferite ed i suoi dolori si erotizzano (érotisation de la pensée), voleva che la moglie gli fosse infedele. Nasce l’avventura o la sua fantasia di lui e la moglie con Ludwig di Baviera. E’ proprio Krafft-Ebing a servirsi del suo nome per parlare di masochismo. La sorte di Masoch non si risolve nella relazione con la donna, dove l’uomo è sempre figlio e marito, cercherà sempre il terzo, la figura del padre, che nei suoi scritti appare nel personaggio chiamato il Greco. Ad un certo punto il padre Greco, di identità sessuale complessa si identifica con la Venere per frustarlo in nome della madre-donna. Questo ricorda ancora il bambino adulto Severino che dice "asino" a se stesso, personificando il super-Io kleiniano combinato. Padre-madre indifferenziati e d’accordo per fustigare e punire il bambino curioso ed eccitato dalla sessualità parentale. La relazione con Wanda troverà la sua fine nel 1886, quando viaggia a Parigi. Leopold Masoch sposerà un anno dopo la governante dei suoi figli, Hulda Meister. Schlichtegroll rimprovera a Wanda, la prima moglie, di avere attaccato Leopold, un "morto senza difesa". Questa espressione corrisponde alla mia tesi su Leopoldo-Severino morto-vivo, che cerca di essere risvegliato attraverso lo stimolo della frusta erotizzata. Sempre, a partire da Schlichtegroll, Sacher Masoch non era soltanto uno schiavo devoto come un cane o un asino, poteva anche essere sadico e cattivo, come era verso la signora de Kottwitz, degradando l’immagine di suo marito. Bisogna senz’altro porre differenza tra Masoch e Sade: "sono due universi diversi" segnala Deleuze. Nei lavori di Freud, sadismo e masochismo si combinano spesso. Leopold ama la crudeltà fredda ed erotica di Wanda? O si tratta del prezzo da pagare per rinascere ogni volta? La sua immagine depressiva e storta si identifica anche con la figura di Luigi II di Baviera (Ludwig), in quella fantasia o realtà patetica raccontata dalla stessa Wanda. In un suo scritto, Wanda parla di un’avventura con Ludwig di Baviera e dell’eccitazione che le sue lettere provocano in ambedue. Ludwig di Baviera appare come il terzo, come il Greco, che introduce la triade originaria madre-padre-bambino. Di fatto, l’avventura con Ludwig di Baviera è raccontata da Wanda, ma succede soprattutto tra Leopold e l’ombra misteriosa del personaggio di Ludwig. Le lettere del fantasma vengono da Salisburgo, da Vienna, da Parigi, Bruxelles e Londra sotto lo pseudonimo di "Anatole". Si tratta di un’amore spirituale, omosessuale ed a momenti Wanda e Leopold pensano che Anatole sia una donna. Finalmente il mistero si svela: si tratta di un’avventura piuttosto fantastica che reale, con un’altra figura ombrosa. Non dimenticate che Leopold parla attraverso il personaggio di Severino "della pelliccia ombrosa di Venere". Gli scritti di Leopold Sacher Masoch mi ricordano anche Le memorie di Casanova. Io penso che in entrambi ci sia grande creatività, là dove tra la fantasia e realtà è difficile discernere, quanto è reale e quanto è fantasia. Non volevo finire senza parlare dell’aspetto feticista dell’opera di Leopold Masoch. Naturalmente l’oggetto feticcio per antonomasia è l’oggetto pelliccia quindi la pelle-pelliccia della donna di marmo con cui il suo corpo congelato si identifica e prova a rivivere. E’ la mano-frusta che lo porta alla vita, come la mano del medico che schiaffeggia (donner des fessées- dare delle sculacciate) il neonato per aiutarlo a respirare, a nascere. Trasformare il feto-feticcio in bambino acquista il carattere di una rinascita. In francese fétiche, fetich in inglese, in spagnolo hechizo, in portoghese feitiço, la parola "feticcio" rimanda al latino FACTITIUM, fatticcio, manufatto, artificiale. Per primo il portoghese ha dato al sostantivo feitiço il significato di incantesimo, sortilegio: oggetto incantato. Infatti sono stati i primi viaggiatori portoghesi in Africa occidentale ad aver utilizzato il termine feitiço per gli idoli e gli amuleti che gli aborigeni "animavano" e veneravano religiosamente. Si tratta di un oggetto "inanimato", naturale o artificiale, che diventa il luogo di una proiezione religiosa feticista. Talvolta tale luogo viene riproposto -ri/ "fatto"- sotto vesti estetiche per ri-creare l’immagine o il ricordo di un’assenza primordiale (che è la mia definizione del simbolo originario). In questo senso, il feticcio si avvicina alla nozione di ‘simbolo’, soltanto che il feticcio è fondamentalmente un oggetto morto, o un’esperienza di un lutto non riuscita, pietrificata come il marmo, personificata da una statua, da una parte del corpo di una figura statuaria o da un vestito o da una scarpa o altri oggetti. Bunuel, nel suo film L’Âge d’or trasforma in un feticcio il piede di una statua che un personaggio succhia come se fosse un bambino disperato. Il feticcio diventa così segno o simbolo di un ricordo, di un’evocazione dolorosa, di un sentimento di perdita, di un lutto dove il rituale masochistico o sadico acquista il carattere di una commemorazione. Freud nell’agosto del 1927 scrisse un articolo dal titolo Feticismo collegandolo ad un’esperienza arcaica o infantile. Il bambino, data la sua vulnerabilità psichica, ha bisogno di trasferire ad un oggetto inanimato un significato animato ed angoscioso che egli non può contenere e che il suo Io non può elaborare. Naturalmente il complesso di Edipo e le sue radici pre-genitali contano. Le vicissitudini delle prime relazioni d’oggetto nella famiglia originaria costituiscono il sottofondo del dramma e dell’opera di Leopold Sacher Masoch. Il mio accento sul morto-vivo e la fantasia di un ritorno alla vita attraverso il rito, appare nella psicoanalisi dei pazienti cronici secondo la mia esperienza clinica. Nel mio libro Glaciazioni, cito un racconto di Rabelais. Pantagruel, attraversando in nave il Polo Nord con il suo seguito, si sente colpito dall’enorme tranquillità e pace del paesaggio. Fino a quando non ascolta un rumore estraneo. Suoni metallici d’una battaglia, voci. Come mai? Sto avendo una allucinazione? si chiede il personaggio. Finché il vecchio filosofo del gruppo Panurgo, chiarisce il mistero. Egli dice in modo sentenzioso: "Siamo in estate e in questo periodo, nel Polo Nord, alcuni ricordi si scongelano. Di fatto, i suoni e le grida di una vecchia battaglia congelata nel tempo danno segni di vita". Il titolo di questa comunicazione "Piacere e sofferenza" è un modo di integrare vita e morte come direbbe
Freud (Al di là del principio di piacere, 1920; L’Io e l’Es, 1923; Compendio di Psicanalisi , 1938), integrare piacere e dispiacere come costitutivi di un’unica realtà. Le idee di Freud sul masochismo si ispirano dapprima all’opera di Krafft-Ebing ed è lui che parla per primo del masochismo fisico e del masochismo morale. Freud parla già del masochismo nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905, S.E. vol. VII) e nella sua metapsicologia in L’istinto e le sue vicissitudini (1915). Lo riprende in Un bambino viene picchiato (castigato) (1919). A partire da Freud in una lettera a Ferenczi, il masochismo deriverà dal sadismo. All’epoca egli non riconosceva il masochismo primario. E’ più tardi, in Al di là del principio di piacere (1920) ed in funzione della nozione di "istinto di morte" che ha concepito l’idea di un masochismo primario. Nel suo lavoro su Il problema economico nel masochismo (1924, S.E. XIX, P. 157) ritorna su questo problema, segnalando che si presenta sotto tre forme: distingue un masochismo eroto-genico, un masochismo femminile (suggerisce l’idea di una natura femminile nell’uomo, che è una maniera di riprendere l’idea della bi-sessualità), ed un masochismo morale. Non si può provare il piacere se non si ha vissuto la sofferenza e forse viceversa. Su quest’ambiguità riflessiva con i fondamenti pre-riflessivi dell’inconscio finisco il mio contributo ed omaggio alla figura di Leopold Sacher Masoch. Havelock Ellis considera che il sadismo ed il masochismo sono due aspetti molto legati, dunque Masoch e Sade sono le due facce della stessa moneta. Si è scoperto che il cranio (skull) di Sade, dal punto di vista frenologico, era femminile. Si potrebbe dunque dire che nel caso di Masoch c’era la sua mascolinità che egli delegava alla frusta-fallo di Wanda (madre fallica), che doveva risvegliare alla vita la parte pietrificata o morta della sue personalità e, nel caso di Sade, si trattava della sua propria femminilità che egli aggrediva nel corpo della donna. In questo modo si pose il problema della bisessualità di base di cui parla Freud, e della buona o cattiva coabitazione nell’Io tra l’identificazione maschile (padre) ed identificazione femminile (madre). Un capitolo sull’indistruttibile, eterno, universale e l’ingegnosa ferocia umana. Dell’amore, del sangue, dell’ebbrezza del sangue, dell’ebbrezza della folla, dell’ebbrezza della sofferenza, del supplizio: Damiens. Non c’è cosa più grande tra gli uomini del poeta, il prete ed il soldato; l’uomo che canta, l’uomo che benedice, l’uomo che sacrifica e si sacrifica. Il resto è fatto per la frusta.





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A cura di Geko Sistemi