PSICOPATOLOGIA

Gli Stati Alterati di Coscienza

Mario Di Fiorino
Primario del reparto di psichiatria dell'ospedale di Viareggio

STATI ALTERATI DI COSCIENZA
Da: "Se il mondo non finisce. Quando la profezia non si avvera."

Copyright 1996, Psichiatria e Territorio


Mi è sembrato utile pubblicare, in appendice, delle schede esplicative su alcuni fenomeni affrontati, quali gli stati di trance, la scrittura automatica e le esperienze mistiche (estasi, visioni).

Le pratiche ascetiche, la meditazione trascendentale (come il Training Autogeno, gli esercizi Yoga e la danza) possono indurre stati "anormali" di coscienza (Fizzotti, 1992). Sarà poi ricordato come anche l'assunzione di sostanze inebrianti determini degli stati di coscienza alterata.

Vi è un'alterazione del funzionamento dei parametri mentali, poichè chi li sperimenta si trova ad avere una percezione delle propria coscienza radicalmente diversa a quella che considera normale (Tart, 1972)

La destrutturazione della coscienza viene provocata attraverso tecniche precise, talora con l'impiego di immagini su cui concentrare l'attenzione (un pendolo, un metronomo, un mandala) o di stimoli sonori (ripetuti, come nella recita di un rosario, o di un mantra).

L'esperienza non viene compresa se non si considerano inoltre le attese di tipo culturale e le motivazioni psicologiche che spingono a partecipare con il medium ad una seduta spiritica e con il terapeuta (o con il ciarlatano) ad una seduta ipnotica.

L'esperienza mistica dell'estasi.

L'esperienza mistica si connota per la presenza di questi elementi fondamentali: sentimento di unione con la natura, sentimento di fusione con Dio, conservando il sentimento di sé, perdita del sentimento di sé fino alla fusione di sé con l'altro (Prince e Savage, 1972).

Sono poi significativi la rinuncia agli interessi del mondo, l'ineffabilità dell'esperienza, la qualità noetica, il sentimento estatico, l'esperienza di fusione quale evento basilare e centrale.

San Giovanni della Croce descrive il percorso che conduce all'estasi in due tappe: "la notte dei sensi" e "la notte dello spirito". "La prima notte è amara e terribile per i sensi, la seconda, però, non si può paragonare alla prima perché è semplicemente orrenda e spaventosa per lo spirito". E aggiunge: "in tal modo Dio ottenebra le anime che esse non sanno più che via prendere con l'immaginazione e con il ragionamento".

L'esperienza di San Giovanni della Croce, al pari di quella di altri mistici (ad esempio Santa Teresa di Lisieux e San Francesco d'Assisi) passa quindi attraverso stati d'animo dominati dalla tristezza e dall'angoscia. Si affiancano, in alcuni itinerari mistici, anche atmosfere di depersonalizzazione e grande floridità intuitiva.

Sant'Agostino ha proposto una classificazione delle visioni in corporali, immaginarie e intellettuali.

Le visioni intellettuali sono ritenute dai teologi le più alte.

Racconta Santa Teresa d'Avila che le visioni immaginarie sono repentine e si dileguano se ci si sforza di fissare i particolari.

La visione presenta quindi caratteri distintivi rispetto alla allucinazione. Per Servadio, ricordando la definizione classica di allucinazione di Esquirol "convinzione intera di una sensazione attualmente percepita", nemmeno in Santa Teresa vi è mai la "sensazione di trovarsi di fronte ad esperienze oggettualmente percepibili".

Osserva Borgna che l'esperienza mistica è la controimmagine dell'esperienza psicotica. Quest'ultima chiusa al mondo-degli-altri e a-storica, mentre l'esperienza mistica è aperta alla vita ed radicata nell'esistenza. L'Autore ha ripreso la posizione di Lhermitte: "Ciò che distingue in modo assoluto le visioni dei mistici dalle allucinazioni patologiche, sono gli effetti che ne derivano per la condotta di vita". "Non possiamo mettere in dubbio - scriveva ancora Lhermitte - che manifestazioni esteriori impressionanti possano derivare da una sorgente soprannaturale e apparire divine nella loro causa prima. Dobbiamo soltanto domandarci se, fisiologicamente o psicologicamente, le visioni non siano delle azioni umane messe in moto da una potenza che ci oltrepassa e che chiamiamo Dio".

Per padre Gemelli, "la psicologia empirica non ci può spiegare la natura dei fatti mistici perché questi fenomeni non rientrano in alcun modo nei quadri scientifici già formati e perché essi sfuggono all'esperimento" (citato in Arena, 1985).

Sul rapporto tra malattia ed esperienza mistica invece di chiederci se la mistica e le altre esperienze eccezionali della vita religiosa siano fenomeni patologici, potremmo meglio domandarci se quella persona concreta, che ha presentato esperienze mistiche, sia o meno affetta da una malattia (Gr"uhle).

Del resto anche la presenza della malattia non deve far escludere a priori che Dio possa rivelarsi (Bini e Bazzi, 1967).

In una prospettiva agnostica viene invece attribuito un significato patologico ad ogni rivelazione di comunicazione divina.

Alcuni Autori hanno rilevato elementi di analogia tra disturbi dell'umore e alcune esperienze estatiche e di esaltazione religiosa (Maudsley, Arieti, Goodwin e Jamison).

William James, in The Varieties of Religious Experiences, si è occupato degli iniziatori o rinnovatori dei movimenti religiosi, quelli per "cui la religione non è una banale abitudine ma una febbre acuta".

  • "Ancor più, forse, di altri tipi di genio, i grandi capi religiosi sono stati soggetti a visitazioni psichiche anormali. Si trattava invariabilmente di creature dotate di sensibilità emotiva esaltata che spesso hanno condotto un'esistenza interiore discordante ed hanno sofferto di melancolia per una parte della loro carriera. Non hanno conosciuto misura, esposti com'erano a ossessioni e idee fisse; e di ferquente sono caduti in trance, hanno udito voci, hanno avuto visioni...; per di più queste manifestazioni patologiche li hanno aiutati nella loro carriera, conferendo loro autorità e influenza religiosa."


Nel descrivere i caratteri dell'esperienza estatica parla di un tipo di conoscenza "avvertita come ricca di importanza e significati", "senso di percezione di verità fino ad allora sconosciuto", senso di benessere, fenomeni allucinatori. Per l'Autore, medico e autorevole studioso di psicologia della religione, affetto da disturbo bipolare, l'esperienza estatica è appannaggio di alcuni temperamenti:

"Questo incanto c'è o non c'è e vi sono persone che non hanno probabilità di esserne possedute più di quanto ne abbiano di innamorarsi di qualcuno a comando".

Maudsley scrisse che nella lingua ebraica e greca venivano usate le stesse parole per definire tanto gli accessi di pazzia quanto i deliri dell'indovino o del rivelatore di cose divine spesso ugualmente incomprensibili".

E'stata ipotizzata una patologia dell'umore in Martin Lutero, George Fox, Emmanuel Swedemborg (Goodwin e Jamison) e Joseph Smith (Foster).

Nel diario di Fox, fondatore dei Quaccheri ("Friends United Meetings") è annotato un episodio accaduto alla vista della città di Lichfield:

"Immediatamente la parola del Signore venne a me, che mi ci recassi... poi il Signore mi comandò di togliermi le scarpe. Stavo in piedi ed era inverno, ma la parola del Signore era come un fuoco in me. Così mi tolsi le scarpe e le affidai ai pastori; ed i poveri pastori tremavano ed erano stupiti. Quindi proseguii per circa un miglio, e non appena fui entrato nella città la parola del Signore tornò a me e diceva: . Così andai su e giù per le strade gridando a voce alta: e nessuno mi mise mano addosso. Mentre andavo così gridando mi sembrava che un torrente di sangue scorresse per le strade e il mercato mi apparve come un lago di sangue".

Swedemborg, scienziato e filosofo svedese, ebbe a 57 anni (nel 1745) un'apparizione. Sentì la voce di Dio che gli diceva: "Ho scelto te per svelare il senso spirituale delle Sante Scritture. Io stesso ti detterò ciò che dovrai scrivere". Egli credette di essere il Messia.

Più tardi nel 1757 ritenne di aver assistito all'ultimo giudizio universale. Lasciò nel suo La Vera Religione Cristiana (1771), il progetto di fondazione della chiesa, che vedrà la luce solo dopo la sua morte.

Le tecniche di meditazione (esercizi spirituali, pratiche ascetiche) possono facilitare il raggiungimento di stati estatici.

Negli "Esercizi spirituali" di S. Ignazio di Loyola (1548) l'esercitante deve fare una "composizione di luogo".


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A cura di Geko Sistemi