ABUSI IN PSICHIATRIA

La pratica della deistituzionalizzazione.Analisi delle strategie terapeutiche presso i Servizi Psichiatrici di Trieste

La Riforma Psichiatrica italiana è stata fortemente discussa anche in Germania e la maggior parte dei contributi al riguardo risalgono agli anni '70 ed ai primi anni '80.
Degno di nota era innanzitutto il fatto che le diverse posizioni fossero assai estreme. Se da una parte alcuni acclamavano entusiasti alla "liberazione" dei malati psichici e decantavano la Psichiatria Democratica come "modello per l'Europa" (Hartung, 1980; Schmid, 1977; Zehentbauer, 1990), dall'altra parte altri la criticavano come "movimento guaritore antipsichiatrico", che nega l'esistenza della malattia psichiatrica stessa (Kisker, 1979) oppure come "corrente tardoromantica" (Glatzel, 1975). Una tale polarizzazione era sicuramente la ripercussione dell'epoca, politicamente e ideologicamente movimentata, nella quale la Psichiatria Democratica si era sviluppata. In Germania, così come in Italia, tutto ciò ha lasciato poi spazio ad una maggiore sobrietà ed obiettività.
Vanno menzionate due ulteriori particolarità della letteratura riguardante la Psichiatria Democratica in Italia: in primo luogo essa per la maggior parte non si basa su ricerche empiriche. Tutt'al più sono stati fatti alcuni brevi sopralluoghi nelle istituzioni psichiatriche italiane. In questo modo i lavori informano piuttosto sulla tendenza ideologica dei loro autori, che sulle reali condizioni di lavoro sul campo. In secondo luogo, quando tale letteratura si basa su dati empirici, tratta quasi esclusivamente gli aspetti quantitativi dell'assistenza psichiatrica: in che modo è stata modificata la struttura organizzativa? di quanto è stato ridotto il numero dei letti? e quali effetti ha avuto ciò? aumento dei ricoveri in alloggi privati o in reparti psichiatrici istituzionali? incremento del tasso di suicidi?
Solo a margine è stata posta la domanda: che conseguenze ha avuto la Riforma Psichiatrica sui rapporti con i Pazienti, come ha influenzato nel quotidiano le strategie terapeutiche?
Questo è stato l'interrogativo formulato all'inizio della mia ricerca, condotta tra il 1990 e il l992 presso i Servizi Psichiatrici di Trieste. Ho effettuato l'indagine sull'interazione tra Pazienti e Operatori utilizzando il metodo dell'"osservazione partecipe". I1 mio obiettivo era di cogliere dall'interno il funzionamento di tale interazione e in seguito di scoprire le potenzialità e i limiti del nuovo metodo di lavoro nel quotidiano. Trieste è stata da me scelta come sede dell'indagine poiché in questa città è stato sviluppato con Basaglia e i suoi successori in modo rapido e completo il metodo di lavoro della Psichiatria Democratica. Lì perciò le caratteristiche di esso sono particolarmente ben osservabili.
Come fondamento teorico desidero qui mettere in rilievo un concetto che mi sembra centrale: il concetto di deistituzionalizzazione.
Esso comprende non solo l'eliminazione del "manicomio" come istituzione materiale, ma anche la fondamentale abolizione del suo metodo come pratica medico-terapeutica (Basaglia e Giannichedda, 1980, Giannichedda, 1988). Basaglia poneva molto l'accento sulla violenza che viene esercitata sui malati psichici -da parte della società, ma anche da parte della "Psichiatria"- (Basaglia, 1973,1974). Le tecniche terapeutiche vengono da lui inserite in questo contesto: anch'esse nelle loro diverse forme vengono usate per esercitare violenza sul malato, per tagliarlo fuori. Secondo lui bisogna quindi superare ciò eliminando conseguentemente tale metodo terapeutico.


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A cura di Geko Sistemi