PSICOPATOLOGIA

Disturbi ossessivi: una prospettiva sistemica.

Traduzione di M. Garuglieri

I.

Freud (1926), all'età di settanta anni, concluse che il problema della nevrosi ossessiva, che considerava come "il soggetto più interessante e remunerativo della ricerca analitica", non era stato conosciuto a fondo. Questa opinione potrebbe ben essere stata espressa oggi, perché la malattia continua a tormentare non solo quelli che ne soffrono ma anche quelli che cercano di comprenderla e trattarla psicoanaliticamente. La psicoanalisi è stata costruita sullo studio dell'isteria e della nevrosi ossessiva, ma "la nevrosi ossessiva attualmente è divenuta per noi più percepibile e familiare dell'isteria, ed abbiamo imparato che essa mostra nel modo più abbagliante alcune caratteristiche estreme della natura della nevrosi" (1916, p.258). "Nessun altro fenomeno mentale mostra con uguale chiarezza la difficoltà umana di scontri implacabili ed incessanti tra impulsi innati ed esigenze morali acquisite", osservò Anna Freud (Nagera, 1976, p. 9).

Lo scoraggiamento nei confronti dei risultati degli sforzi di Freud di trattare la nevrosi ossessiva ha avuto un profondo effetto sulla storia successiva della psicoanalisi. Ciò ha minato la fiducia nella psicoanalisi in modo più generale, mettendo fine alla "età dorata" di cui ha goduto alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e questo effetto continua nel diminuito sostegno alla psicoanalisi nei centri di formazione psichiatrica e nella popolazione comune. Ciò ha conferito un potente incoraggiamento a coloro che propongono una causalità extra-psicologica, così come ad una varietà di proposte di trattamento non psicoanalitiche. Mentre è stata esaurita soltanto la potenzialità di concetti specifici, ma non quella della concezione stessa, è stata presentata una serie di lavori che si basano sulle teorie del potere "curativo" di fattori relazionali non specifici. Spesso la svolta "relazionale" ha avuto luogo a detrimento, piuttosto che al servizio, dell'esame analitico continuativo della stessa esperienza relazionale. Sono emerse nuove concettualizzazioni che hanno svalutato l'importanza degli specifici contributi della psicoanalisi: il metodo terapeutico nel quale comprensione e autoconsapevolezza abbracciano la vita interiore nella sua profondità e complessità, e sono centrali per il processo curativo; un legame terapeutico basato su un mandato incrollabile ad un unico referente analitico che rivela ed illumina il modello compulsivo che plasma l'esperienza personale, interpersonale e di transfert al di là della portata della sola autoconsapevolezza riflessiva; e una procedura che consente di distinguere tra fattori primari e collaterali nella crescita e nella patogenesi, anche dove Freud possa esser stato incapace di farlo.

In questi sviluppi le distinzioni tra cambiamento fondamentale e di comportamento, tra cura e cura apparente, sono stati confusi.


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A cura di Geko Sistemi