COMUNITA' TERAPEUTICHE

Quando le attese si infrangono: uno studio della terminazione precoce del trattamento nella comunità terapeutica

L` etica del rapporto professionale che un terapeuta stabilisce con un paziente, sia a livello individuale, che a livello di gruppo o di istituzione, e' una dimensione fondamentale, anche se spesso dimenticata o data per scontata. I pericoli di manipolazione e di abuso all' interno del rapporto professionale sono molti, come i recenti lavori di Di Fiorino dimostrano chiaramente. La recente scoperta fatta dall' American Psychoanalytical Association che le violazioni sessuali tra analisti e pazienti non era limitata a rari casi come si pensava è un'ulteriore testimonianza sia dei pericoli intrinsici presenti nel rapporto psicoterapico che delle tendenze a fare orecchie da mercante sugli gli aspetti etici del rapporto psicoterapico. Recentemente nel corso della prima seduta analitica una mia paziente riferì il suo stato d’ animo: 'Mi sento così impotente nei suoi confronti. Sento che lei ha enormi poteri su di me: se lei mi chiedesse di saltare da un precipizio io lo farei'. Immediatamente la paziente ha instaurato un rapporto in cui si definisce come totalmente indifesa e incapace, mentre l' analista e' investito con enormi poteri nei suoi confronti. Il potenziale per abusi e manipolazioni è evidente. Quando prendiamo in considerazione le difficoltà e i pericoli inerenti al rapporto tra una persona (il paziente) che consente ad un trattamento psicoterapico, che permette ad un' altra persona (il terapista) di avere accesso alle stanze piu' segrete della sua mente, credo sia utile fare una distinzione non tra autonomia e dipendenza, ma tra una dipendenza 'etica' e una dipendenza coercitiva . Infatti è inevitabile, e da un certo punto di vista desiderabile, che un grado di coperazione e dipendenza si stabilisca tra terapeuta e paziente avente come obbiettivo il raggiungimento di effetti terapeutici. Spesso del lavoro analitico importante viene svolto sui conflitti che il paziente ha ad insturare rapporti di dipendenza matura con i propri oggetti sia esterni che interni, e con il terapista nel rapporto transferale. Per esempio, sara' importante per la mia paziente capire la ragione per cui mi percepisce come una persona con estremi poteri su di lei, come una persona che, secondo lei, potrebbe usare questi poteri in modo malevolo e omicida. La mia speranza è col tempo di aiutare la paziente ad uscire da questo stato di incapacità, di capirne le ragioni e di usare il mio ‘potere’ in modo benigno e terapeutico. In altre parole non c' e dubbio che il terapista e' in una situazione di vantaggio rispetto al paziente, ma la distinzione da fare e' tra l' impiego di una pratica clinica che usa questo vantaggio terapeuticamente e una pratica clinica di sfruttamento di questo stato di superiorita' psicologica. Una analista didatta poco tempo fa mi racconto' il seguente aneddoto. Un suo paziente commento' che la situazione paziente sul divano senza vedere l'analista, e analista seduto dietro al paziente dia all' analista un vantaggio sleale sul paziente. L' analista rispose che e' vero che l' analista e' in una posizione di vantaggio, ma il paziente non prendeva in considerazione la possibilita` che l' analista potesse usare questo suo vantaggio per il vantaggio del paziente!


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A cura di Geko Sistemi