CLINICA E TERAPIA

Internet, Navigare in libertà.

Intervista di Andrea Bartelloni a Mario Di Fiorino

Siamo chiusi in una stanza, davanti ad uno schermo, simile ad un televisore, con lo stesso effetto ipnotico. Per lo più siamo da soli.
Possiamo chattare con chi vogliamo, la sera e nei week-end costa anche meno. E’ ancora la martellante pubblicità che ci invita. Ma la sera e nei week-end non è forse più importante dedicarsi ad altre attività che starsene da soli a parlare con uno schermo e con sconosciuti nomi e identità forse inesistenti?
Internet è un mezzo estremamente utile. Se ne avvantaggia la ricerca, lo studio, l ’ informazione.
L ’ utilità della posta elettronica è innegabile. E’ sulla navigazione che occorre soffermarsi.
Necessita di una rotta, una direzione, dei porti di arrivo. Il navigare senza meta è certamente rischioso.
Il fatto che ci siano, negli Stati Uniti, ma presto sicuramente anche da noi, dei centri per disintossicarsi da Internet fa riflettere sull’utilizzo che viene fatto di questo importante strumento. Abbiamo posto alcune domande al prof. Mario Di Fiorino, psichiatra, primario ospedaliero di Viareggio, di recente organizzatore e relatore al convegno sul gioco d’azzardo di Forte dei Marmi, che ha richiamato l’attenzione sui rischi di dipendenza e sui danni.

A.B. Si è parlato anche di Internet?
Si è parlato del gioco d’azzardo via Internet . Ma soprattutto la psicopatologia correlata ad Internet è una delle tante dipendenze senza sostanza, come appunto accade nel gioco d’azzardo patologico, nel sesso patologico o nella dipendenza da un gruppo totalizzante.
Sono ambiti dove campeggia la dimensione della compulsione, della riferita impossibilità ad esercitare un controllo, a trattenersi.
In certi casi è centrale la ricerca di sensazioni (il "sensation seeking") che fa esporre al rischio.
Nel gioco d’azzardo vengono stanziate somme ingenti nel tentativo disperato di recuperare le perdite. La riscossione immediata facilita il gambling, per il vissuto di eccitazione che offre.
Quello che avvicina le dipendenze a certe forme di perversione è proprio la regressione ad un "piacere parziale", come ci ha insegnato un grande psichiatra Henry Ey. Qualcosa che "prende", ed assorbe l’esistenza di una persona.
Anche Internet vede affiorare manifestazioni psicopatologiche. (Internet Related Psychopathology).
Dalla sua esperienza ha avuto contatti con pazienti Internet dipendenti?
Ho seguito e seguo diverse persone con questi problemi. A volte sono stato contattato anche, attraverso Internet, sul sito WEB di "Psichiatria e Territorio" (http:/www.psyter.org).
Naturalmente è essenziale l’ascolto caso per caso, per valutare l’entità del disturbo, la capacità della persona di affrontare una terapia, le possibilità di sostegno offerte dal contesto familiare..

A.B. Qual è l’esperienza negli altri paesi?
Certamente gli USA sono stati investiti in anticipo da questi problemi. La disponibilità all’esperienza (in Italia le tariffe telefoniche costituiscono un freno, anche se non credo si tratti di una scelta politica di prevenzione di questi disturbi!) ha favorito la diffusione del disturbo in soggetti predisposti. Se sfogliamo un vecchio libro di psichiatria vediamo che la dipendenza da morfina era confinata nei malati con gravi ferite di guerra e a precise categorie professionali: farmacisti, medici e infermieri. In primo piano c’è sempre la disponibilità all’incontro, che rende possibile l’esperienza. Sono poi importanti i tratti di personalità che predispongono, i fattori culturali, sociali etc.

A.B. Quali sono i primi sintomi e come uscirne?
Nella dipendenza da Internet le persone trascorrono sempre più tempo in rete, immersi nella realtà virtuale. Trascurano l’esistenza reale, la famiglia, il proprio mondo, il lavoro. Hanno difficoltà a rimanere del tempo senza connettersi, divengono ansiosi e irritabili.
Internet del resto, come strumento favorisce una presentazione fittizia, offrendo l’illusione di celarsi dietro una identità di facciata. Che può a volte prendere il via, può assumere, cioè, una vita propria.
In questo capitolo si situano i "giochi di ruolo: con il rischio di smarrimento della propria identità.
Ma talora le chat sono il palcoscenico per vivere delle "esistenze mancate ", stili di vita improntati alla impostura o alla trasgressione sessuale, dall’adulterio alle condotte parafiliche (perverse).
Sappiamo che in quanti sono alla ricerca di "sensazioni forti" (sensation seekers) vi sono precisi correlati biologici: è iperattivo il sistema noradrenergico.
Questi disturbi vengono trattati con farmaci (SSRI, stabilizzanti) e interventi di psicoterapia cognitivo-comportamentale.
A volte è utile anche il ricorso al sostegno offerto da gruppi di auto-aiuto.
Evidentemente è essenziale che i genitori siano presenti nel seguire gli interessi dei figli. Gli adolescenti, in genere molto preparati tecnicamente, ed abituati dai giochi elettronici a muoversi nella realtà virtuale, possono essere vulnerabili nei riguardi di questi disturbi.


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A cura di Geko Sistemi