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Se il mondo non finisce. Quando la profezia non si avvera.

Autore: Mario Di Fiorino
Info: Anno:1996 Pagg.:110 Volumi:1
Prezzo: 6,20 ?


Quando la profezia non si avvera.
La profezia riesce talora a incidere profondamente sugli avvenimenti. Rosenthal lo ha tematizzato, ricorrendo alla efficace formulazione della "profezia che si autoavvera". La verbalizzazione di aspettative negative in un contesto familiare ad esempio può "predire" un fallimento esistenziale. Differente è la portata della profezia sugli accadimenti futuri quando viene predetta la fine del mondo. Il potere suggestivo della profezia si esercita allora nell'ambito del movimento suscitato dal profeta.

L'interesse si concentra sugli avvenimenti successivi al fallimento della profezia (Festinger).

L'attesa paurosa dell'anno Mille, nel senso di un panico diffuso nella società medievale, è una leggenda, ingigantita e alimentata dai romantici, spesso con accenti polemici anticattolici.

Il credente medita con trepidazione l'Apocalisse di San Giovanni, con l'annuncio della fine del mondo:

"Poi vidi un Angelo che scendeva dal cielo, tenendo in mano la chiave dell'abisso e una grande catena. Egli afferrò il dragone, l'antico serpente, che è il diavolo, Satana, e lo incatenò per mille anni; e lo precipitò nell'abisso che chiuse e sigillò sopra di lui, perché non potesse più sedurre le nazioni, finché non fossero finiti i mille anni, dopo i quali deve essere sciolto per poco tempo".

Apocalisse, 20, 1-3.

Nel passato vene di millenarismo sono affiorate soprattutto nei movimenti ereticali.

Con la secolarizzazione si ha uno splitting: da un lato le attese millenaristiche si sono trasferite nei paradisi terrestri promessi dalle utopie e dalle ideologie moderne. Dall'altro lato la fine del mondo è stata evocata da letture apocalittiche di matrice ecologista (che pretendono la terra ormai ineluttabilmente inquinata, o l'imminenza del disastro nucleare).

Questa "caduta", la degradazione del "mito" della fine del mondo, non ha tolto forza alla sua capacità di riattualizzazione.

Si è facili profeti a prevedere, in questi anni che ci separano dal Duemila, un accentuarsi di spinte millenaristiche, legate al vacillare degli schemi di riferimento e anche alla caduta dei miti della modernità.

Questo libro esamina alcune profezie di fine del mondo e soprattutto le figure dei "profeti", che hanno suscitato e suscitano ancora oggi controversie. Profeti o impostori, ciarlatani o folli, con diversa fortuna, hanno affascinato e turbato moltitudini.

Sono differenti le chiavi di lettura proposte per districare l'intreccio di aspettative, suggestioni, motivi e vocazioni.

Scriveva il sacerdote oratoriano Polverini sul "Profeta dell'Amiata": "Nessuno è penetrato nel mistero di David".

Cento anni dopo il Presidente della Corte d'Assise di Cosenza, consigliere Carmelo Copani sembra riecheggiarlo, occupandosi dell'omicidio avvenuto all'interno del "Gruppo di preghiera del Rosario":

"Quale psichiatra o psicologo, quale giudice potrà mai affermare d'aver compreso - nella sua pienezza - Lidia Naccarato?" dice la sentenza, che sembra peraltro propendere per una lettura demonologica: per la natura spiritica dei messaggi di Lidia.

Il mancato adempimento della profezia della fine del mondo fa precipitare gli avvenimenti in modo drammatico sul monte Amiata. David Lazzaretti è costretto, dai suoi seguaci al giudizio di Dio, a sfidare i carabinieri.

Nel secondo caso, il ritorno dello zio è impedito dal tradimento di un consacrato. Con questa spiegazione il leader della setta può offrire una differente vittima sacrificale.

Nel terzo caso infine David S. rimane imprigionato nel paradigma psichiatrico. Le sue profezie ricche di avvenimenti drammatici e miracolosi, anche se affidate in una occasione alla televisione, trovano scarse risposte.

Si è adempiuta la predizione di Lombroso: con il ricovero in Ospedale Giudiziario viene meno la capacità di trascinamento del messaggio profetico.





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A cura di Geko Sistemi