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Viktor Frankl

E. Fizzotti
Ordinario di Psicologia, Pontificia Universitа Salesiana, Roma.

SULLE TRACCE DEL SIGNIFICATO. FRANKL E LA LOGOTERAPIA.



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1. Introduzione

Ogni psicoterapia, come ben sappiamo, si diversifica dalle altre sia per il quadro teorico di fondo che per le tecniche che utilizza. Vi sono psicoterapie empiriche, dettate dal buon senso e dall'intuito, e psicoterapie che sono delle vere e proprie costruzioni dottrinali; vi sono psicoterapie che considerano il futuro dell'uomo condizionato, o meglio determinato, dal passato (tendenza meccanicistica) e psicoterapie nelle quali il paziente puт diventare l'architetto del proprio futuro (tendenza esistenziale).

Il presente intervento si colloca all'interno del filone esistenziale che pone al centro delle sue attenzioni la persona esistente ed esalta l'essere umano nell'atto di emergere, di diventare, senza negare ovviamente i condizionamenti esercitati dal mondo pulsionale, ma sottolineando in termini espliciti e forti che mai и possibile spiegare o capire un essere umano concreto solo su tale base.


La metodologia adottata da tale filone и quella fenomenologica, caratterizzata dal prendere il fenomeno cosм come si presenta, sforzandosi di cogliere la realtа senza preconcetti, per arrivare ad afferrare la persona esistente in termini scientifici, e riconoscere la sua inalienabile capacitа di scelta, la sua dignitа, il suo orientamento verso valori e significati oggettivi. Concretamente, l'obiettivo и quello di penetrare la Weltanschauung del concreto essere umano, sforzandosi di vedere il suo mondo attraverso i suoi occhi. Ciт facendo, si aprono nuovi orizzonti e si getta nuova luce su argomenti quali il problema dell'Io, della volontа, della decisione; il concetto e l'esperienza di essere-nel-mondo; il significato del tempo, ecc.

Tra le nuove forme di psicoterapia affermatesi nel campo piщ generale della psicologia esistenziale troviamo la logoterapia dello psichiatra austriaco Viktor E. Frankl. Essa nasce negli anni '30 e vede un'esplicita tematizzazione e formulazione nell'immediato dopoguerra, per giungere alla sua piщ ampia e articolata diffusione in questi ultimi decenni. L'insoddisfazione per un'impostazione organicistico-causale, 1'affermazione inequivocabile della necessitа di prendere in considerazione la "globalitа" dell'uomo e la necessitа di comprendere la "natura" di tale globalitа hanno fatto sм che essa venisse a proporsi come un completamento, spesso in aperta contrapposizione, delle formulazioni freudiane e adleriane per quanto riguarda sia l'interpretazione della vita psichica che la concezione antropologica sottostante.

2. Il riduzionismo della psicoanalisi freudiana

Frankl riconosce il valore della psicoanalisi, essendo fuori dubbio che nello studio delle nevrosi e delle loro cause Sigmund Freud ha offerto un preciso e sostanzioso contributo; contemporaneamente, perт, egli afferma che la psicoanalisi "dovrа [...] condividere il destino di qualunque fondamento, cioи a dire, diventerа invisibile per tutta la misura in cui l'edificio si ergerа su di esso" (1977b, p. 21).Se infatti il grande merito di Freud и, a parere di Frankl, quello della concretezza, dell'oggettivitа, che ha permesso alla psicologia di allinearsi tra le scienze della natura, il coraggio freudiano и poi slittato nella riduzione dell'essere dell'uomo a pura fatticitа psicofisica, considerando tutte le attivitа psichiche e le manifestazioni ad esse collegate come derivazioni, per lo piщ inconsce, da forze primordiali, anch'esse inconsce e latenti (Frankl 1990, p. 18).

L'assunzione del metodo delle scienze naturali come strumento adeguato alla comprensione dell'uomo ha infatti condotto Freud all'oggettivazione della soggettivitа e alla riduzione dell'uomo a pura effettualitа biologica e psicologica. In tal modo l'organismo psichico и risultato scomponibile in elementi primordiali e irriducibili, e l'essere dell'uomo, sradicato dal suo mondo e stralciato dalla situazione in cui è immerso, negato nella sua apertura e nel suo autotrascendersi, è stato colto come esterioritа pietrificata, come "dato". La sua struttura fondamentale di "essere-nel-mondo" è stata ridotta alla condizione dalla "cosa semplicemente-presente", come scrive Heidegger (1969, p. 124); il conoscere scientifico, per dirla con Gabriel Marcel, è risultato essere una conoscenza esteriore che nega l'uomo in quanto essere reale (Marcel 1967, p. 32); e la visione dell'uomo così ricavata è diventata un'astrazione postulata sul fondamento di supposizioni teoretiche. Giustamente allora Binswanger, per bocca del suo autorevole interprete italiano, Danilo Cargnello, ritiene che in Freud "l'idea dell'uomo come homo natura и una costruzione scientifica (scientista) possibile soltanto sulla base di una preliminare distruzione della sua globale esperienza interumana, cioè coi suoi simili, vale a dire della sua esperienza antropologica" (Cargnello 1977, p. 158).

E' stato partendo da tali presupposti riduzionistici che la psicoanalisi ha elaborato una visione meccanicistica, atomistica, energetica, che vede nell'uomo nient'altro che l'automatismo di un apparato psichico spadroneggiato dall'Es e finisce per trascurare e ignorare l'umanitа dei fenomeni.

Ed è chiaro che per l'orizzonte freudiano, alla cui base è collocata l'assolutizzazione dell'inconscio, il centro della nevrosi è situato nella rimozione, nel tentativo di dimenticare un fatto, un'idea, alcune esperienze che hanno una carica affettiva particolarmente indesiderata, disgustosa o penosa, il sintomo nevrotico è considerato una minaccia all'Io conscio e lo scopo dell'intervento terapeutico è quello di esplorare l'inconscio per rendere consci gli elementi turbolenti che si agitano in esso, cosм da rendere il paziente consapevole delle motivazioni della sua condotta, collegate in forma assoluta alla soddisfazione del principio del piacere.

Una "concezione veramente storica" dell'uomo, invece, la si ricava ponendosi nell'atteggiamento metodico di chi, libero da schemi riduttivi precostituiti, intende cogliere nella sua immediatezza e originarietà l'esistenza che di continuo esplica se stessa e, attraverso questo continuo divenire, illumina il fondo del suo essere. "Il secolo passato - scrive Frankl - ed i primi decenni del presente hanno fornito dell'uomo una immagine del tutto sfigurata; hanno visto l'uomo costretto da molteplici legami ed hanno in particolare sottolineato la sua impotenza a sottrarsi ad essi, in una parola la sua determinazione biologica, psicologica e sociologica. Ma la libertа umana, vera e propria, la capacità dell'uomo di porsi liberamente di fronte a tutte queste determinazioni, quella libertà che appunto fonda l'essenza umana, è stata completamente ignorata" (Frankl 1977a, p. 57).

L'uomo infatti, prima ancora di essere, decide ciò che è, ossia si declina in esistenza."Per essenza - è sempre Frankl che parla - l'uomo è aperto al mondo. Essere uomo significa andare al di lа di se stessi. L'essenza dell'esistenza umana si trova nel proprio autotrascendimento. Essere-uomo vuol dire essere sempre diretto verso qualcosa o verso qualcuno. Tale autotrascendimento sorpassa di gran lunga una visione monadologistica dell'uomo, secondo la quale questi non tenderebbe a valori o a significati che lo superano, e quindi non sarebbe orientato verso il mondo" (ibidem, p. 54).

3. Il riduzionismo della psicologia individuale adleriana

Altrettanto riduttiva quanto quella freudiana risulta, a parere di Frankl, l'interpretazione psicologica di Alfred Adler, secondo la quale se l'individuo non raggiunge lo scopo che si prefigge, ossia il farsi valere, entra in disagio psichico tutta la sua personalitа e sorge la nevrosi che non sarebbe altro che una reazione morbosa al sentimento di inferioritа provocato dalla frustrazione della volontа di potenza. Compito del terapeuta, allora, è quello di rendere il paziente responsabile dei suoi sintomi e capace di adattamento e di sforzo ricostruttivo della propria personalitа, cosм da affermarsi sul piano della comunitа.

Ebbene, se alla psicoanalisi di Freud si attaglia la virtщ dell'oggettivitа, alla psicologia individuale di Adler va assegnata quella del coraggio: in tutto il procedimento psicoterapeutico, infatti, essa in fin dei conti non vede altro che il tentativo di incoraggiamento, allo scopo di favorire il superamento del complesso di inferioritа e il raggiungimento dell'equilibrio interiore che si realizza mediante l'adattamento dell'individuo alla "realtà" o alla "società".

L'ambiente, però, a cui l'essere umano deve adattarsi è, nella prospettiva adleriana, ma anche in quella freudiana, soltanto qualcosa di "dato", una realtа precostituita, preformata, in sè conclusa. Radicalmente estranea alla condizione umana, la realtа si pone come l'assolutamente altro dell'uomo e costituisce la negazione della possibilitа umana di "progettarsi" nel mondo e di declinarsi in esistenza. L'assunzione del mondo come "dato" implica, quindi, il disconoscimento dell'uomo come entitа formante e, di conseguenza, il disconoscimento del carattere di unicità e di singolarità dell'esistenza umana.

L'analisi esistenziale conduce invece Frankl ad asserire che "la [...] realtà [dell'uomo] è una 'possibilità', il suo essere un 'poter-essere'. Egli non è per ciò che attualmente è, ma, perchè ha un divenire, ha la possibilitа di mutarsi da ciт che и attualmente. Essere-uomo significa essere facoltativamente, non essere-fatalmente" (Frankl 1977a, p. 120).

L'uomo è, nella sua essenza, storicitа e non semplice espressione di natura; quindi è e resta formatore del mondo e della societа. Il concetto di società, in tale contesto, si enuclea come "un compito che il singolo deve assolvere tra e con gli altri" (ibidem, p. 115), come il luogo delle sue possibilità uniche e irripetibili, per cui "il senso dell'esistenza umana supera gli stessi confini della persona, per inserirsi in quelli più ampi della comunità" (ibidem, p. 114).

Si evidenzia, in tal modo, il carattere di reversibilitа della relazione che si instaura tra il singolo e la societа. Infatti, "non è soltanto l'esistenza del singolo che abbisogna della comunità per acquistare un pieno significato; anche la comunità ne acquista dalla presenza e dall'azione del singolo" (ibidem, p. 115), da cui consegue che il riconoscimento e la giustificazione della societа come compito che l'uomo è chiamato a risolvere si fonda su una visione antropologica, libera da pregiudizi ancorati a presupposti dottrinali di stampo riduzionista.

4. Una visione dell'uomo libera da pregiudizi

Ponendosi in atteggiamento critico nei confronti sia della teoria freudiana che di quella adleriana, Frankl ha elaborato allora una nuova Weltanschauung che combatte l'homunculismo che innerva tutti i settori della scienza, specialmente la biologia, la psicologia e la sociologia, e si traduce in una nuova psicoterapia che si muove "al di lа del complesso di Edipo e del complesso di inferioritа" (Frankl 1977a, p. 36), considerando l'intera esistenza umana nelle sue dimensioni fisicopsichico-spirituali.

La sua visione antropologica, ponendo l'accento sulla ricerca da parte dell'uomo del significato (= logos) della sua esistenza, evidenzia poco alla volta alcuni concetti-chiave: l'uomo è una unità, un tutto psico-fisico-noetico, un essere caratterizzato dalla singolaritа, dall'irripetibilitа, dalla relazionalitа, dalla finitudine; egli, inoltre, è soggetto a condizionamenti, ma conserva una qualità esclusivamente umana che gli permette di prendere un atteggiamento dinanzi ai limiti ambientali, biologici, psicologici; una tale libertа, infine, va legata intimamente alla responsabilitа: l'uomo è "libero da..." e allo stesso tempo è "libero per...", ossia è responsabile nei riguardi dell'individuazione e della realizzazione dei valori e del compito della propria esistenza.

Nell'elaborare la sua antropologia, con la sua naturale traduzione in una metodologia per la diagnosi e il trattamento di specifici disturbi psichici, Frankl non si è sentito solo. Notevole sostegno ha avuto da parte di Rudolf Allers e di Oswald Schwarz. Validissimi spunti di riflessione gli sono inoltre venuti dal confronto con il pensiero di Ludwig Binswanger, di Martin Buber, di Karl Jaspers e, soprattutto, di Max Scheler (Fizzotti 1971, 1972, 1974, 1975). Ma una provocazione e una conferma non indifferenti ha ricevuto dalla tragica esperienza vissuta nel periodo di internamento nei Lager nazisti. E' stato allora, infatti, che ha potuto convalidare sulla viva pelle, sia sua che dei compagni di prigionia, che, anche quando la vita è ridotta ai minimi termini e tutto appare senza valore e senza alcuno spessore significativo, rimane ancora una libertа fondamentale, quella cioè di scegliere il proprio atteggiamento verso un destino inevitabile. Tale scelta, a suo dire, forse non cambia il destino, ma cambia certamente la persona (Frankl 1991).

Quali le fondamentali caratterizzazioni antropologiche alla base della logoterapia?

4.1. Intenzionalità e superamento

Frankl introduce espressamente la nozione di intenzionalitа, al fine di definire la struttura fondamentale dell'essere dell'uomo in quanto esistente. In prospettiva intenzionale, infatti, l'esistenza umana è vista nel continuo superamento, nell'apertura all'essere. Ed ecco perchй egli afferma che "l'essenza dell'esistenza umana si trova nel proprio autotrascendimento" (ibidem, p. 54).

Il senso della tensione viene da lui interpretato come dialettica tra l'essere di fatto e il dover essere, tra l'essere e il significato. In tal modo il significato, nella sua evidente superioritа nei confronti dell'essere, si rivela come "guida dell'essere" (ibidem, p. 104). In altri termini, l'essere umano si scopre immerso nella radicale finitudine, ma nello stesso tempo avverte lа tensione a trascendere il limite che lo determina. L'esigenza della trascendenza viene, in tal modo, vissuta come insoddisfazione, inquietudine e, quindi, come richiamo insistente a divenire ciò che ancora non si è. Questo significa che il divenire, insito nella tensione esistenziale, si configura come atto di scelta o di rifiuto nei riguardi di un significato oggettivo. Solo l'apertura al significato e al valore consente di orientare la propria intenzionalitа verso la partecipazione alla pienezza dell'essere a cui si aspira. L'esistenza umana si prospetta, allora, come incessante tensione, come rinuncia a un equilibrio fisso, come disponibilitа a riconoscere e ad accogliere le concrete possibilitа di realizzazione dei valori.

In tale prospettiva emerge con chiarezza l'ammissione di una dimensione spirituale, distinta dalla dimensione psichica. "Ciò che è dello spirito - afferma Frankl - è irriducibile alla categoria dello psicologico e si sottrae ad ogni misura" (ibidem, p. 42). La componente spirituale, da lui definita come esistenzialitа e come personalitа, costituisce l'essenza della persona umana ed è sostanziata da contenuti di significato spirituale, i quali soltanto consentono all'uomo di attuarsi in quanto esistente.

Nel caratterizzare l'elemento fondamentale della spiritualitа, Frankl riconosce che "il sentimento esistenziale può essere molto più perspicace che non sia sagace e penetrativa la facoltа razionale" (Frankl 1978, p. 183). Appare evidente il richiamo alle ragioni del cuore che la ragione non sa intendere perchй, come asserisce Pascal, "noi conosciamo la veritа non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore. In quest'ultimo modo conosciamo i principi primi; e invano il ragionamento, che non vi ha parte, cerca di impugnare la certezza" (Pascal 1962, p. 63). Il cuore nell'accezione pascaliana altro non è se non la funzione spirituale del pensiero, e le riflessioni di Frankl si immergono decisamente in tale contesto.

Si comprende, a questo punto, come le sue considerazioni in merito alla struttura intenzionale della condizione umana richiamino il discorso sulla libertа e, in immediato collegamento, quello sulla responsabilitа, in quanto il poter-essere si relaziona essenzialmente al dover-essere. Il "dovere" di un essere umano implica riferimento a un "significato", al significato della sua esistenza concreta, e la responsabilità risulta diretta all'attuazione di un compito liberamente assunto.

In altri termini, l'esistenza assume significato quando l'uomo, realizzando il passaggio dalla "vuota ricchezza del mondo della possibilitа alla povertа intensa dell'accettazione del suo essere storico" (Prini, 1971, p. 109), si rende responsabile della sua situazione temporale e la riscatta mediante l'apertura alla trascendenza.

La libertа si presenta immediatamente come dato costitutivo ontologico e si esprime nella scelta fondamentale che l'uomo originariamente fa di se stesso. "Gettato" in una situazione, l'uomo si manifesta tale nel momento in cui decide di assumere la propria esistenza e di definirla in un continuo progettarsi nel futuro.

In tale contesto si comprende la centralitа attribuita da Frankl alla libertа nella struttura dell'essere personale. "L'uomo egli scrive è libero: il che non significa ch'egli oscilli liberamente e si libri in uno spazio vuoto. E’ stretto al contrario da moltissimi legami: ma sono proprio questi i punti di appoggio su cui si erge la sua stessa libertа: che non li ripudia affatto, ma anzi continuamente vi si riferisce. Lo spirito и legato alla materia, all'esistenza e alla sostanza. Ma non si tratta di relazioni di dipendenza. L'uomo nel suo andare trascende il terreno su cui avanza; ed in questa trascendenza il terreno viene ad assumere il significato di un trampolino di lancio. L'uomo puт essere definito un essere che sa liberarsi anche da ciò che lo determina (cioè le determinazioni biologiche, psicologiche, sociologiche che ne fanno un 'tipo'); un essere insomma che, mentre vince o dа una forma singolare a tutte le sue determinazioni, in pari tempo si sottopone ad esse" (Frankl 1977a, pp. 119-120).

L'esistenza in tal modo si esplica e si costituisce nella tensione continua verso la liberazione, una liberazione che si fa progetto e diviene futuro. "Se l'uomo perde il suo futuro, la vita stessa si dissolve nella sua struttura" (ibidem, p. 140). Il che vuol dire che и solo la libertа, nel suo orientamento verso il futuro, a consentire all'uomo di realizzarsi attraverso il progetto.

4.2. La struttura del possibile

Ciт posto, si coglie immediatamente che la realtа dell'uomo è una possibilitа, il suo essere un poter-essere. Il possibile viene cosм riconosciuto e definito come struttura dell'essere-uomo, e l'atto di libertа con cui l'uomo progetta se stesso consiste essenzialmente nello svolgere le possibilità implicite nella sua esistenza.

Il divenire, allora, si configura sul piano esistenziale come attuazione della libertа in quanto possibilitа. L'atto della scelta costituisce la realtа che, scaturendo dal possibile, si definisce come il mutamento che comporta il divenire. Ora, ciò che è possibile puт risolversi nell'essere come nel nulla e si coglie, immediatamente, il carattere di caducitа delle possibilitа che "si eclissano se non vengono realizzate" (Frankl 1977a, p. 123). La decisione, infatti, mentre conferisce esistenza reale ad alcune possibilitа, implica necessariamente la condanna al non-essere di infinite altre.

Frankl afferma, a questo proposito, che "in ogni attimo realizzo una possibilitа e non un'altra. Ogni attimo infatti racchiude in sй migliaia di possibilitа, ma io non posso sceglierne che una solo se voglio realizzarla [...].Ciт ch'io realizzo e faccio mediante il mio decidere, io lo salvo nella realtа e lo conservo per sempre" (ibidem, p. 71).In questo senso ogni scelta presuppone la nullificazione e 1' annientamento delle possibilitа non scelte e non concretate in realtа, e implica il rischio di escludere dall'essere delle possibilitа di significato singolare per l'esistenza personale.

Si prospetta, in tal modo, la radicale finitezza del poter-essere. La struttura di un essere possibile si costituisce nell'attuazione continua del suo fondamentale poter-essere. Ma non si esaurisce in ciт che и divenuto attuale. L'imperfezione dell'uomo si delinea e si esprime nell'essere essenzialmente tensione, instabilitа, processo. Ciт vuol dire che nel fondo costitutivo dell'uomo è radicata una costante incompiutezza, che è condizione assoluta perchй egli possa esistere. E quindi ogni atto di scelta tra le molteplici possibilità che si offrono in una situazione personale e storica richiama la fondamentale possibilità in cui si sostanzia l'essenza stessa dell'uomo.

La libertа umana, in questo suo articolarsi come apertura e come progettazione, viene a cozzare contro il limite insuperabile del suo essere letteralmente "gettata nel mondo", in una situazione che è singolare e irripetibile. "Ciò che l'uomo deve fare и sempre legato all'hic et nunc, alla concretezza di una determinata situazione" (ibidem, p. 78). Da ciò discende l'essenziale problematicitа dell'esistenza umana. Infatti, la temporalitа conferisce il carattere di precarietа e di instabilitа, il che consente a Frankl di enunciare tale massima: "Vivi come se tu dovessi incominciare a vivere per la seconda volta; e avessi sbagliato la prima volta, proprio cosм come sei in procinto di fare" (ibidem, p. 110).

La libertа è originariamente carica di angoscia poichè, mentre "l'uomo in nessun momento della sua vita può sottrarsi alla costrizione di scegliere tra le varie possibilitа che gli si offrono" (ibidem, p. 120), inevitabilmente è costretto ad assumere l'incertezza e il rischio connessi a ogni atto di scelta."Se da una parte la coscienza lascia l'uomo nell'incertezza di aver trovato il vero significato, dall'altra parte egli non deve sottrarsi al rischio che corre nell'aderire ad essa" (ibidem, p. 80).

4.3. I1 dinamismo primario

L'esistenza si enuclea, quindi, come incontro tra la determinazione finita della situazione e l'originaria infinita apertura ontologica. Incontro che diviene compito, appello, problematizzazione. E questo per tutti e per ognuno, in una dimensione talmente personalizzata che sfugge a qualsiasi generalizzazione. La ricerca del significato profondo della propria esistenza risulta, ed è effettivamente, il dinamismo primario.

"Il problema del significato della vita - avverte Frankl - è una questione tipicamente umana, anche se non sempre è chiaramente ed esplicitamente formulata nei suoi termini. Il porre in dubbio che la propria vita abbia un senso non dev'essere considerato di per se stesso come qualcosa di morboso: è invece espressione dell'esser-uomo, di ciò che nell'uomo vi и di piщ umano" (ibidem, p. 61).Dinamicamente protesa verso un significato, la vita dell'uomo si struttura lentamente, nel rischio e nell'angoscia quotidiana, in una continuitа unitaria. Ogni esperienza vissuta diventa significativa solo se rapportata al tutto unitario dell'esistenza e, quindi, solo se integrata in un significato. Infatti l'uomo, pur essendo una realtа situata nel tempo e definita dalla possibilitа, è in tensione verso ciò che lo trascende come compito e come appello. Si rivela, così, nella sua essenza profonda, come impegno e come fedeltа verso ciт che deve essere salvato dal naufragio del tempo: la presenza attiva della scelta riscatta dalla precarietа e dalla dissoluzione, trascende il tempo e si pone come fedeltа che dura. E questo indipendentemente dall'etа e dal grado di formazione, dalla specificazione sessuale maschile o femminile, come pure dal fatto che qualcuno sia religioso o meno e, se egli si professa religioso, indipendentemente dalla confessione alla quale riconosce di appartenere (Meier 1973; Murphy 1967; Yarnell 1972).

"Chi sa di avere uno scopo nella vita, un compito - asserisce Frankl - ha in mano un valore ineguagliabile, sia dal punto di vista psicoterapico che dell'igiene mentale. Additare un compito ad un uomo è quanto di più adatto ci possa essere per fargli vincere ogni difficoltа interiore e ogni disgusto. Tanto meglio se questo compito è stato scelto dalla persona stessa che è in causa, tanto meglio se si tratta di una missione" (Frankl 1977a, p. 92). Splendono cosм e si chiarificano la singolaritа e l'irripetibilitа, come momenti costitutivi essenziali del significato. Dimensioni, queste, talvolta vissute nella drammatizzazione angosciante e paralizzante, in un disagio per il mondo della mondanitа che impedisce l'azione. E il discorso scivola sulla massificazione, sull'annullamento nell'ambito della "chiacchiera" e del "si dice", sull'abdicazione totale degli eterni e grandi ideali dell'uomo e dell'umanitа. "Il compito che un uomo deve assolvere nella sua vita è in fondo sempre indicato e non è mai in sostanza inadempibile. La logoterapia si propone di far sentire agli uomini la loro responsabilitа di fronte al concreto compito cui sono chiamati; e di dire ad essi che più sentiranno la loro vita come compito, tanto piщ essa apparirа loro significativa. Chi non и consapevole di questo dovere, accetta la vita come puro e semplice fatto; chi lo conosce, l'assume come consegna" (ibidem, p. 98).

Tale consapevolezza della propria responsabilità nel rispondere all'appello rivoltogli dalla vita viene vissuta da alcuni in un'altra dimensione. Viene cioи percepita come alcunchй di transitivo e vengono vissute nello stesso tempo due istanze: quella da cui proviene il compito e quella che lo fonda. "Per costoro - sottolinea Frankl - il compito è assunto come missione, la vita è vissuta dal punto di vista della trascendenza, come un dono trascendente la natura stessa dell'uomo. E' questa la condizione dell'homo religiosus, che è consapevole e responsabile del suo tempo terreno come dono e come introito alla conoscenza di Dio" (ibidem, p. 96). La vita diviene cosм per essi trasparente. E traluce maggiormente la "rivoluzione copernicana" di cui parla Frankl. "L'uomo non ha nulla da chiedere: и piuttosto lui stesso l'interrogato, colui che deve rispondere alla vita, di cui è responsabile. E le risposte dell'uomo non possono essere che concrete risposte, a concrete domande; si fondano sempre sulla responsabilitа connessa all'esistere, giacchй и appunto soltanto esistendo che l'uomo puт rispondere all'appello" (ibidem, p. 98).

5. Conclusione

Un tentativo sintetico e panoramico, quale voleva essere il presente, di presentare alcune premesse antropologiche della logoterapia comporta inevitabilmente lacune e limiti oggettivi. Per chi accosterа personalmente le numerose opere, edite in Italia, di Frankl e dei suoi allievi, non sarа difficile individuare altri filoni di interesse tanto teorico quanto pratico. Rimane fondamentale il fatto che la logoterapia, mentre come tecnica di intervento terapeutico deve essere improvvisata giorno per giorno, momento per momento, in funzione della situazione esistenziale del singolo individuo e nell'attenzione alla sua irripetibilità e alla sua originarietà, come quadro antropologico di riferimento si presenta salda e sicura, capace di contrastare le visioni energetiste e riduzioniste e di sfuggire a qualsiasi maldestro tentativo di codificarla in formule rigide e standardizzate.

Le riflessioni scaturite dalle premesse antropologiche ci riconducono così all'iniziale affermazione della necessitа di un'antropologia fondata su valori di autentico significato esistenziale. Ma ciò è possibile solo attraverso l'accettazione umile e radicale dell'originaria finitezza che definisce l'esistenza umana. L'umiltà ontologica и infatti l'unica attitudine interiore capace di salvare l'uomo dalla disperazione e di ricondurlo alla consapevolezza di un'esistenza che permane sempre significativa, aiutandolo a scorgere quelle possibilitа di valore con le quali viverla in pienezza.

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